Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini risponde in un’intervista sulle difficoltà delle Università statali. Il Ministro spiega come mai ci sono delle diverse gestioni delle Università del sud e del nord, e come si punti a far scomparire questi gap in modo da far diventare tutta l’Italia competitiva ed uguale a tutti gli standard universitari europei.

“Ricreare”, questa sembra la parola d’ordine che il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha inserito nel suo album. Il Ministro ha avuto la possibilità di rispondere ad alcune domande che gli sono state puntualmente poste da un giornalista di “La Stampa”, ed ha voluto sottolineare come le differenze che vi sono tra nord e sud per quello che riguarda l’istruzione universitaria, devono essere nei prossimi anni appianate per consentire al “motore” Italia di funzionare a pieni regimi.

Una delle domande più scomode che il giornalista di La Stampa ha sottoposto nell’intervista al Ministro, è stata sicuramente quella che riguarda la differenza che oggi c’è nella gestione e nel costo delle Università tra nord e sud. A parità di soldi erogati, sembra che al nord le Università abbiano una migliore reputazione, e in un certo senso, funzionino meglio. Le varie cause e scandali che in questi anni hanno visto alcune università essere coinvolte (vedi lo scandalo del CUS dell’Università di Messina) non hanno certo aiutato a migliorare la situazione e l’immagine delle università italiane, specie quelle del sud, che assieme ad alcuni parametri di valutazione molto scarsi, hanno contribuito a affossare la valutazione.

Alla domanda, il Ministro, non ha voluto sbilanciarsi, ed ha voluto invece puntare l’attenzione, a sommi capi, su quello che bisognerà fare per risolvere questo grande problema, che sembra da alcuni anni far parte della gestione ordinaria di alcune e diverse Università di tutta Italia. Il Ministro infatti ha sottolineato che la difficoltà deriva anche dalla mancanza di fondi, come i molti Consigli di Amministrazione degli stessi Atenei fanno presente da anni. Forse però in alcune realtà si potrebbe certamente fare molto meglio, per poter migliorare la situazione, e gestire meglio i pochi fondi a disposizione che in questi anni sono stati sprecati.

Siamo sicuri però che esempi come quello che vi abbiamo riportato ieri, in cui facevamo riferimento al bilancio negativo dell’Università di Trieste, (non certo collocata al sud) possono dare una più ampia visione di come in realtà la difficoltà di gestione dei fondi, e di sovvenzioni di qualità ai nostri studenti, sia sparsa in tutta Italia. Dire che il problema sia più concentrato al sud che al nord, sembra essere quasi una scusante per non vedere le difficoltà di insieme, che ci sono in grandi numeri e non sono sicuramente da dare solo ad alcune realtà specifiche, ma a tutta la mala-gestione italiana della Scuola da parte delle stesse istituzioni e da chi le gestisce.