Solo in Italia e in pochi altri Paesi civili del mondo i professori sono immuni dal giudizio sul lavoro svolto. Gran Bretagna, Spagna, Francia, Finlandia, Giappone, Corea del Sud e Russia da anni impongono una valutazione degli insegnanti senza limiti e senza alibi. In altri Paesi la valutazione è parziale, a sorteggio, volontaria o periodica. In Inghilterra, per esempio, quasi il 100% dei docenti partecipa attivamente a programmi di valutazione sotto il controllo ferreo del ministero dell’Istruzione. In Finlandia sono invece i dirigenti scolastici a imporre le valutazioni e a riconoscerne la validità. Per tutti questi professionisti la valutazione non è un peso, ma un’occasione, un valore. In che senso? Fanno tesoro dei giudizi dati dagli studenti per crescere professionalmente e capire dove sbagliano o possono sbagliare secondo la prospettiva dei discenti.

In Italia la pratica è un vero e proprio tabù. Appena se ne parla i docenti insorgono. Sentono di essere messi in discussione, forse hanno paura che la valutazione possa tramutarsi in espediente per tagliare loro lo stipendio o bloccare il contratto. Anche i sindacati battono sui rischi lavorativi e sulla opinabilità del monitoraggio dal basso, ossia da parte di giudizi forniti dagli allievi.

Secondo i dati ufficiali del MIUR, solo tre insegnanti su dieci permettono agli studenti di valutare la loro professionalità. Un po’ per resistenze personali, un po’ perché il sistema non permette e non contempla alcuna forma di valutazione del loro lavoro. In realtà, secondo i sondaggi, almeno il 50% degli insegnanti non avrebbe nulla in contrario ad un esperimento di valutazione del loro operato, ma i limiti amministrativi non permettono che il dibattito prosegua serenamente. La ricerca Talis-Ocse del 2013 dimostra che i professori riconoscono, almeno in teoria, l’efficacia di una sorta di valutazione con feedback del lavoro svolto in classe. La metà degli insegnanti italiani (per la precisione il 54,3%) dichiara che una pagella dei prof migliorerebbe la percezione pubblica del ruolo dell’insegnante. Il 40% circa del campione dice che tale novità non potrà mai essere introdotta a causa di problemi di natura burocratico-amministrativa.

Noi lo ripetiamo da tempo, la pagella del professore non è una sfida rivolta all’autorità del docente, ma uno strumento di confronto, non solo rivolto alla segnalazione di carenze e problemi, ma anche all’indicazione di punti di forza e positività. All’estero la cosa funziona, e pure bene. Pensateci su, cari professori… Non vi farebbe piacere sapere che le vostre lezioni sono importanti e interessanti per gli studenti? La valutazione potrebbe migliorare il vostro modo di interagire con gli studenti, la vostra percezione della professione.