Quante volte vi è stato ripetuto o consigliato di accaparrarvi almeno un titolo di studio? La scuola, si è sempre detto, è un ascensore sociale… ma qualcuno si è finalmente deciso ad ammettere che quest’ascensore va solo in discesa e sa soltanto scaricare. L’ultima ricerca del Censis non lascia dubbi: soltanto il 16,4% di chi ha studiato riesce a migliorare stato sociale ed economico di partenza. Vale a dire, che se provieni da una famiglia povera e ti metti sotto a studiare per laurearti, prendere un master e altro, in ogni caso non migliorerai la condizione dalla quale provieni.  Ma non solo di questo parla la ricerca dell’organo del Centro Studi Investimenti Sociali: in Italia si registrano sempre più abbandoni scolastici e sempre meno universitari.

Lo studio non garantisce opportunità occupazionali e la gente inizia a percepire la scuola come un’istituzione inutile, una perdita di tempo, soldi ed energie. Si lavora o non si lavora indipendentemente da quanto si è studiato. L’assunzione dipende da altri fattori, legati come sempre alle raccomandazioni, alle conoscenze e ai favoritismi. Anzi, l’opinione diffusa e suffragata dalla realtà sociale degli ultimi anni è che meno si studia più possibilità ci sono di lavorare. Gli unici lavori disponibili sul mercato sono infatti quelli non qualificati… gli altri, quelli che richiedevano una qualificazione media, come per esempio il diploma, sono scesi del 3,9% e quelli per soli laureati sono precipitati del 9,9%. Un diplomato su tre, tra quelli fortunati con un lavoro, ha comunque un’occupazione squalificante e dequalificata rispetto al suo titolo di studio. Per i laureati, la percentuale in questo caso sale e di molti punti. Per questo lo studio del famoso istituto di ricerca socioeconomica assume toni sfiduciati, depressi e fatalisti.  Solo il 16,4% dei nati tra il 1980 e il 1984, la generazione più colpita dalla crisi, è salito nella scala sociale rispetto alla condizione della sua famiglia. Il 29,5% è invece sceso sotto quel livello di partenza. Ed è ovvio, con queste cifre, ad aumentare è soltanto la sfiducia nello studio e soprattutto rispetto alle università. Negli ultimi anni le immatricolazioni sono scese almeno del 4%, ma chi si iscrive all’università dura poco. Il 15% degli studenti si ritira dopo uno o due anni. Ancora più grave è la situazione nella scuola dell’obbligo, dove cresce il fenomeno della dispersione e dell’abbandono. Solo il 55% dei comuni italiani, sempre secondo lo studio del Censis, ha attivato servizi per l’infanzia (come asili nido e servizi integrativi). Si arriva dunque a soddisfare appena il 13,5% dell’utenza potenziale. Nei comuni capoluogo di Regione la domanda insoddisfatta è pari al 35,2%. Che significa? Che quasi 4 genitori su 10 che vogliono iscrivere il figlio ad un asilo pubblico devono ripiegare su una scuola privata o arrangiarsi senza mandare il piccolo a scuola. I Comuni con i dati peggiori sono Palermo (71,9%) e Roma (67,3%), mentre sul versante opposto troviamo Torino, che riesce a soddisfare l’intera domanda effettiva.